La sindrome dell’impostore sconfitta da uno spritz

La sindrome dell’impostore sconfitta da uno spritz

Ovvero di quanto serva guardarsi con gli occhi degli altri per sconfiggere i propri timori…

A fine maggio sono stata in provincia di Gavi con Laura e Giada per tre giornate di confronto sul lavoro fatto e di pianificazione e progettazione sul lavoro futuro.

Il nostro “Re3at”!

La sera in cui siamo arrivate ci siamo buttate in chiacchiere e aggiornamenti vari, visto che ci vediamo poco. Ma il mattino seguente ore 8.30 eravamo già in pista.

E così tirando le somme su quanto fatto e raccontando cosa mi sarebbe piaciuto fare eccola lì, la sindrome dell’impostore.

Un disturbo che, secondo la Dottoressa Pauline Clanche a cui si deve questo nome, affligge quasi 70% della popolazione, in particolare le donne.

Hai presente quella vocina nella testa che compare ogni volta che ottieni un riconoscimento o fai qualcosa di buono e che ti insinua il sospetto che sia stato solo un colpo di fortuna, o che ti trovavi solo al posto giusto al momento giusto, o che è stato solo per un fortuito concatenarsi di eventi e che tra poco tutto verrà scoperto e tu cadrai a terra??

Ecco, la sindrome dell’impostore!

In quei tre giorni ho avuto la fortuna di potermi vedere con occhi diversi dai miei.

Ne parlo spesso, ma una delle difficoltà dell’essere free lance, almeno per me, è il fatto di non avere qualcuno con cui confrontarsi, da cui imparare, con cui avere scambi di vedute e opinioni.

Per questo il nostro “re3at”è stato così prezioso: mi ha aiutato a capire cosa c’è di speciale in quello che faccio e come posso metterlo a disposizione degli altri.

Tante cose, che a me sembrano ovvie e scontate, per qualcun altro non lo sono affatto, anzi: rappresentano un problema che io posso risolvere per loro.

Tornata a casa mi sono tuffata in un progetto che avevo iniziato un po’ titubante e che sto quasi per ultimare volendolo lanciare il 21 Giugno – giorno del solstizio d’estate.

E ho iniziato a buttare le basi per un altro, che è sempre stato un po’ un sogno nel cassetto e che era la classica idea che ogni volta che riprendevo in mano, riponevo dopo poco perché la vocina mi ripeteva “ma dove credi di andare tu??”

Sono fortunata ad avere nella mia strada due amiche così, che mi dicono in cosa sono capace, in cosa sbaglio, in cosa devo lanciarmi di più e in cosa esagero.

E se poi posso avere la fortuna di farlo davanti ad uno spritz a bordo piscina, allora devo proprio essere grata e riconoscente. Anche a me stessa e alle scelte che ho fatto e che mi hanno portata fin qui.

Proprio perché so che è una fortuna e che va coltivata ho preso i biglietti del nostro prossimo “Re3at” a fine agosto e chissà quali altri mostri sconfiggeremo assieme.

 

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Ospito e curo eventi per chi cerca uno spazio in cui raccontarsi ed esprimersi. Lo faccio in un posticino speciale, casa mia che, nel tempo, è diventata una bottega di incontri, sperimentazione e condivisione.

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