Di libri e senso della vita

Di libri e senso della vita

La scorsa settimana ti ho raccontato delle mie letture estive, una di queste ha scatenato una ricerca nella mia libreria che sta proseguendo ancora oggi.

Tra i libri che sono entrati in valigia, infatti, c’era anche “Igikai: il metodo giapponese. Trovare il senso della vita per essere felici“.

Confesso che un libro con questo titolo non l’avrei mai acquistato, ma ne avevo letto grandi elogi da Tatiana, e ho voluto provare.

Il libro è diviso in una prima parte teorica, e in una seconda pratica. Il primo esercizio di quella pratica era “Quali sono i vostri libri preferiti? Trascrivete qui sotto i titoli che vi vengono in mente di getto”.

Essendo una domanda che, personalmente, ho sempre detestato, ho chiuso il libro e l’ho lasciato in un angolo per il resto del pomeriggio. Mi sono sentita sempre un po’ in difetto non avendo in mente Tolstoj, Allende o Manzoni. Poi a sera tarda, ho deciso di proseguire il libro lasciando in bianco l’esercizio, e leggendo oltre mi sono trovata a ripercorrere quello che amavo fare da bambina, poi da adolescente, poi da giovane donna e così via. Sempre più in profondità e sempre più alla ricerca.

Così ho ripreso il primo esercizio, e ho provato a rispondere cambiano punto di vista: “Quali sono i libri che mi hanno fatto scattare una molla dentro?”.

Di getto la mia penna ha scritto: “Kay Scarpetta, Harry Potter, Hamburger e miracoli sulle rive di Shell Beach”.

Ma non avrei saputo dire il perché.

E allora ho deciso di rileggerli.

Kay Scarpetta, sono partita dal primo che, evidentemente, in me aveva fatto scattare qualcosa se poi avevo comprato tutti gli altri: Postmortem.

Kay è capo dell’ufficio di medicina legale della Virginia, vive sola, a volte con la nipote Lucy e condivide i casi con Pete Marino, capitano della polizia di Richmond, con cui nel tempo costruisce un saldo rapporto di amicizia.

E’ una donna forte, indipendente, che la sera torna a casa distrutta dal lavoro, si apre un bicchiere di vino e si mette ai fornelli perché è quello il suo modo di scaricare la tensione. Non va in palestra, a correre o altro, impasta la pizza per la cena!

Harry Potter e la pietra filosofale. Ricordo ancora quando me lo ha regalato, anni fa, mia madre.

L’ho letto tutto di un fiato e ho continuato a rileggerlo finché non è uscito il secondo volume (ok, detto così fa di me una persona un po’ strana, ma vi giuro che non riuscivo a smettere).

Harry è un ragazzino un po’ sfigatino, che ha perso i genitori in una lotta con Voldemort – il male assoluto – quando era ancora un neonato, cresciuto in una famiglia di babbani – non maghi – che lo detestano finché scopre di essere un mago ed entra a far parte di un mondo fantastico.

Bacchette magiche, scope che volano, incantesimi e un castello in cui studiare e fare amicizie.

Hamburger e miracoli, di Fannie Flagg, famosa per Pomodori verdi fritti alla fermata del treno.

Ha scritto diversi romanzi, tutti un pochino surreali, trame semplici, narrazione visionaria.

Ambientati tutti in piccoli paesini americani, famiglie improbabili con destini che si intrecciano e costruiscono poesia.

Ho riletto i libri, e sono arrivata alla fine di Ikigai.

Ho fatto tutti gli esercizi, e che si parlasse di libri, film, desideri d’infanzia, progetti futuri, sogni nel cassetto o quotidianità, le parole ricorrenti erano sempre le stesse.

Scoperte, libertà, ideali, bellezza, semplicità, non volgarità, valori semplici, creatività, azione, indipendenza, amici, famiglia, superare le paure.

I miei libri del cuore hanno questo, condensato in pagine ormai consumate, in dialoghi che conosco a memoria e che ancora mi fanno sorridere, in atmosfere che mi coccolano come una coperta calda d’inverno.

E, in fondo, sono tutto ciò che io provo costantemente con impegno e tenacia a portare nel mio lavoro.

Forse il mio Ikigai è questo: vivere una vita semplice, fare del mio meglio ogni giorno, ed essere libera di cercare la felicità.

“Se vivi in maniera semplice, ti alleni duramente, e vivi una vita onesta, allora sei libero”, è la frase di Kipchoge, giovane 33enne keniano che ieri ha battuto il record della maratona correndo in 2 ore, 1 minuto e 39 secondi.

Questo, per me, è il senso della vita.

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