Essere o non essere: questo è il punto

Essere o non essere: questo è il punto

Settimana scorsa ci sono stati i primi due Breakfast Club della stagione nel mio posticino.

Il tema affrontato è stato “L’identità” nel lavoro.

Attorno al mio tavolo abbiamo riflettuto e dialogato della nostra identità: di come la percepiamo, di come la raccontiamo e di cosa traspare dalle nostre azioni.

Per me è stato un lavoro molto interessante, perché spesso ho il dubbio di cosa e quanto io riesca a comunicare attraverso una frase, un’immagine, un prodotto.

Ho ragionato sui miei valori, sulle cose in cui credo, su ciò che per me è fondamentale.

 

Amore, onestà, qualità, armonia interiore, bellezza, ironia, libertà, rispetto, creatività, gentilezza, lealtà, quiete, dignità, affidabilità, lentezza, gentilezza.

Ho riflettuto su come vorrei essere descritta.

Gentile, accogliente, educata, serena, solare, spensierata, elegante, sincera, premurosa, calma.

 

Sono tutte parole che ho sentito fluire dentro di me con semplicità e sicurezza, come di getto è uscito anche tutto ciò che non voglio essere e come non vorrei essere descritta.

Non voglio dire di sì a tutto. Non voglio farmi condizionare. Non voglio vivere con l’ansia da prestazione.

Non voglio essere maleducata, scostante, superficiale, cattiva – ma nemmeno buona -, volgare, chiassosa.

Ragionare su questo, per me, è stato semplice.

La parte difficile è arrivata quando ho iniziato a pensare alla mia comunicazione.

Sono capace di raccontarmi con un tono di voce adeguato a quello che voglio essere?

Sono in grado di mettere nel mio lavoro quotidiano quelle doti che considero indispensabili?

 

Se è vero che la competizione non si basa su quello che facciamo, ma su come lo facciamo, io sono in grado di mostrare il mio “come”?

 

Sicuramente molto meno di quanto dovrei fare.

Presa da queste riflessioni, ho riguardato i miei post, le mie fotografie sui social, le mie newsletter, e soprattutto i miei eventi.

 

Raccontano la storia che voglio sia narrata nel mio posticino?

Io sono convinta che questo sia il vero nodo.

Perché va bene pianificare, organizzare il lavoro, avere degli obiettivi, ma prima ancora va fatta una riflessione dentro di noi.

Che storia vogliamo raccontare con la nostra attività?

Quando dovevo aprire il mio posticino guardavo a cosa aveva costruito chi era attorno a me. E scrivevo su un quaderno.

Voglio che il mio posticino sia piccolo, accogliente, delicato, semplice, libero, gentile. Non voglio sia freddo, dispersivo, impersonale, rumoroso.

E guardavo le persone attorno a me. E scrivevo su un quaderno.

Voglio essere sorridente, semplice, attenta, premurosa, concreta, affidabile. Non voglio essere frettolosa, impaziente, rumorosa, confusionaria.

Oggi, a tre mesi dall’apertura del posticino, sento di voler tirare le fila.

I canonici “tre mesi di prova” sono finiti, ora è tempo di tracciare una riga e correggere il tiro, laddove necessario, e andare fino in fondo, quando la direzione è quella giusta.

E tu a che punto sei?

Hai trovato la tua identità?

Sai che storia vuoi raccontare?

Prova anche tu, prendi un foglio e scrivi cosa vuoi e cosa non vuoi essere, come vuoi e come non vuoi essere raccontata, cosa ti risuona e cosa stona nella pancia.

Poi leggi quanto hai scritto e parti da lì. Non si può sbagliare!

E siccome voglio che il mio posticino diventi sempre più luogo di studio, formazione e approfondimento di capacità e competenze ti segnalo due workshop che camminano in questa direzione: un pomeriggio di lavoro sulla vision e uno sulla pianificazione dei contenuti per i social.

Se ne hai voglia ti aspetto per crescere assieme!

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