L’equilibrio, la libertà e il lavoro

L’equilibrio, la libertà e il lavoro

Sabato mattina ero nel mio posticino, e stavo seguendo, come partecipante, il laboratorio sulle Liste Equilibriste di Giovanna.

Avevo in mano il mio quaderno e avevo scritto cinque cose per descrivermi.

Sono Valeria: ho voglia di fare un viaggio, amo la mia vita, voglio che mi crescano i capelli, silenzio, colore.

Da lì, Giovanna, ha dato il via a varie riflessioni.

 

Che potere ha il cambiamento sulla ricerca dell’equilibrio?

Tanto. Una risposta che conoscevo già perché l’avevo più volte sperimentata sulla mia pelle.

Nella mia vita ho fatto tanti cambiamenti, proprio nei momenti in cui capivo che il disequilibrio era troppo forte e mi stava causando dolore e malessere.

Il cambiamento è sempre stato affiancato da fatica e impegno, ma alla fine portava con se serenità e pace e riportava l’equilibrio.

 

Cambiare e accettare sono reazioni opposte?

Non sempre. Anche qui la risposta è arrivata di getto, un po’ per vissuto personale un po’ grazie ad alcune letture fatte nel periodo estivo.

Ci sono alcune cose che si possono cambiare, e io sono una di quelle persone che, se può cambia quello che mi fa stare male, in disequilibrio.

Ma nel tempo ho imparato anche che ci sono alcune cose che non si possono cambiare, e il malessere che procurano, in quel caso, lo curo accettandole e andando oltre.

 

Ma si sa: “Gli uomini fanno progetti e gli dei sorridono”

 

E così, sempre quella mattina, è arrivata una notizia che ha rotto l’equilibrio che pensavo di aver costruito.

Dico pensavo, perché l’equilibrio non si raggiunge mai fino in fondo, è una condizione di per sé precaria, una ricerca costante e puntuale. Anni di danza classica me lo hanno insegnato bene!

Questa rottura, oltre ad un grande dolore, mi ha portato a riflettere sul mio lavoro e sulla libertà ad esso collegata.

 

La libertà, per me, è un valore fondamentale, che non baratterei con nulla al mondo.

E’ per la libertà che ho intrapreso la libera professione, è per la libertà che ho scelto di lavorare da sola, è per la libertà che ho deciso sempre di testa mia.

E così, mi sono presa la libertà di qualche giorno dedicato a me e alla mia famiglia.

Niente social, niente sito, niente promozione di eventi o ricerca di clienti.

Solo silenzio.

 

Dal punto di vista lavorativo, se sono al punto in cui sono oggi, lo devo, oltre che a me stessa, a due uomini.

Il primo, quando ero indecisa se lasciare o no l’azienda, non ha detto nulla, ma mi ha fatto un regalo: una piccola targa con la scritta “Born to be free”, e da lì in avanti mi è stato accanto sempre.

Il secondo, col lavoro quotidiano, mi ha insegnato che la libertà di pensiero è alla base della libertà di azione, e solo se si mantiene la prima, con fatica, impegno e sacrificio, si può dare sfogo alla seconda.

 

Cambiare e accettare, si torna sempre qui…

Il cambiamento, voluto e scelto, è stato quello che ha portato nella mia vita il primo uomo; l’accettazione è quella che devo mettere in campo per salutare il secondo.

 

 

 

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