Il gusto della lentezza

Oggi ti parlo del tempo.

Dopo gentilezza e cura, nel mio Albero della Gratitudine, non poteva mancare il tempo.

 

Una dimensione che, per me, è veramente troppo importante per non meritare una riflessione profonda e molto intima.

Da brava filosofa mi sono imbattuta spesso nel concetto di “tempo”, e a lungo ho riflettuto sul suo valore.

Ho sempre nutrito un forte rispetto per il suo significato, e infatti ho sempre considerato espressioni quali “ammazzare” o “ingannare” o “rubare” il tempo, molto volgari e irrispettose.

 

Finché ho trovato la mia giusta unità di misura per parlare del tempo.

Il gusto.

 

Il sistema di misura che io utilizzo per il tempo è il gusto.

Qualche settimana fa, in un dialogo con una professionista la cui strada si è incrociata con la mia diverse volte negli ultimi dieci anni, ci siamo confrontate sul valore del tempo.

Lei mi ha detto “Sai, leggendo il tuo sito e le tue parole, ho capito che per te la lentezza è un valore. Ma soprattutto ho capito che, per me, lo è la velocità. E non ci avevo mai pensato in questi termini”.

 

Il primo segnale che ho avuto, quando ho capito che dovevo uscire dall’azienda, è stato proprio relativo al tempo.

Per anni ho lavorato seguendo ritmi che non sentivo miei, che non si addicevano a me e alla mia persona.

(Non si addicevano nemmeno alla mia professione, ma questa è un’altra storia.)

Ma me ne sono accorta solo “invecchiando”.

C’è stato un momento in cui ho compreso che ritmi veloci, velocissimi, di risposta e reazione, non mi appartenevano più.

 

E cambiare passo è stata una delle cose più faticose che ho fatto, da quando ho intrapreso la libera professione.

 

Perché all’inizio correvo sempre, comunque, anche se non ce n’era più bisogno.

Ho dovuto resettare un sistema, fare una sorta di spegni e riaccendi.

Un esercizio faticoso, ma che mi ha permesso di capire il sapore che aveva per me il tempo.

 

E come tutti i sapori, dipende da tante circostanze, dalla mano di chi cucina, dagli ingredienti utilizzati, da come ci sentiamo noi mentre assaporiamo una pietanza.

 

Così mi sono comportata io.

 

Per un periodo ho iniziato a non guardare l’orologio mentre svolgevo alcune azioni quotidiane, e a osservare l’ora solo quando quell’attività, per me, era conclusa.

Ho scoperto il gusto della lentezza.

Un sapore che mi fa stare bene, quel sapore che mi serve quando voglio nutrire la mia anima.

 

Ho capito che, per svolgere alcune attività, io devo avere tempo.

 

Tempo per rispondere alle mail, tempo per fare dei progetti, tempo per sistemare la contabilità.

 

Per capirlo, e riconoscere il mio, sono partita dall’abbandono.

 

Ho cancellato la misurazione del tempo come l’avevo interiorizzata fino a quel momento e l’ho sostituita con il gusto.

Quando mi sentivo “appagata” da un’attività, nutrita a sufficienza, soddisfatta e non appesantita, allora andavo a vedere quanto tempo avevo impiegato.

E ho iniziato a fare tesoro di tutte queste misurazioni.

Questa cosa mi ha aiutata nella programmazione delle mie attività.

 

Oggi lavoro con un ritmo che mi appartiene, e chi lavora con me ha imparato a conoscerlo.

Chiaramente è una scelta, ma per essere veramente tale deve essere fatta con consapevolezza.

 

Quindi oggi vorrei proporti un esercizio.

Prova a riscoprire il gusto del tempo per te.

Magari scoprirai un sapore inaspettato.

O forse confermerai i gusti che già presupponi di avere.

 

Ma ti invito a fare un tentativo.

Prova a resettare le impostazioni con cui hai lavorato fino ad oggi.

Prova ad ascoltarti e a capire quando sei “appagata” da una cosa, e quindi pronta a dedicarti ad altro.

Io ho capito tante cose di me.

Per gestire la contabilità, per esempio, ho bisogno di un tempo morbido.

Perché è un’attività che non amo, e quindi devo svolgerla con gentilezza.

 

Dopo cena amo stare a tavola a finire un bicchiere di vino, prima di alzarmi a sparecchiare.

 

Al contrario, per altre attività, impiego molto meno tempo di quanto avrei immaginato.

Come scrivere, o leggere.

Sono attività che mi piacciono a tal punto da appagarmi in breve tempo.

Ma proprio per questo sono preziose.

Perché mi salvano in periodi pieni o stressanti.

(Perché esistono anche per un’amante della lentezza come me!!).

Ti va di provare con me?

Ti lascio un piccolo template per fare questo esercizio.

Non è per nulla semplice, quindi ti invito a provare con cautela e con molta delicatezza.

Ma emergono scoperte davvero interessanti.

 

Spero che poi vorrai condividere le tue sensazioni con me.

Se ti andrà sarò felice di ascoltarti e di conoscere che gusto ha, per te, il tempo.

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