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La mucca viola e l’essenza

Avete mai letto La mucca viola di Seth Godin?

In questo libro, l’autore parla di marketing e product design partendo da un presupposto che all’epoca della pubblicazione (2003) risultava piuttosto controverso.

In breve: in passato, le aziende potevano vendere prodotti ordinari e avere successo grazie a un marketing creativo e memorabile.

Oggi invece la pubblicità e il marketing in generale sono diventati meno efficaci perché ne siamo costantemente bombardati.

L’unico modo per distinguersi davvero dalla concorrenza quindi è creare prodotti e servizi memorabili in sé.

Secondo Godin, dunque, gli ingredienti del marketing mix tradizionale non sono più sufficienti a garantire il successo e la crescita.

Bisogna aggiungere alla ricetta una nuova P: Purple Cow (la mucca viola appunto), la cui essenza è rappresentata dalla straordinarietà – che per l’autore è sinonimo di innovazione.

Anche se nel 2003 la tesi di Godin sul ruolo sempre più marginale della promozione come leva poteva sembrare esagerata, la situazione attuale ci suggerisce che probabilmente era solo in anticipo sui tempi.

E io sono convinta che trovare la fantomatica “nuova P” non sia solo fondamentale ma anche davvero alla portata di tutti.

Perché l’innovazione non deriva solo dagli sforzi di creatività o dai colpi di genio.

Per farsi ricordare basterebbe tirare fuori qualcosa che è insito in ciascuno di noi: la nostra essenza.

Scrivo “basterebbe” perché in teoria fare le cose a modo proprio dovrebbe essere naturale.

Allora perché è così raro vedere una mucca viola nella realtà?

Dov’è che il meccanismo si inceppa?

Perché è così difficile per le imprenditrici mostrare la propria nuova P al mondo?

Forse la risposta si nasconde nella poesia nonsense che ha reso popolare la metafora della mucca viola nella cultura anglosassone, scritta da G. Burgess nel 1895, e che in italiano suona più o meno così:

“Non ho mai visto una mucca viola
Né ho mai sperato di vederne una
Ma posso dirti, in ogni caso,
Che preferirei vederne una che esserlo”.

Immaginate di essere a passeggio in montagna.

Sulla vostra destra vedete un bellissimo prato verde, con tante mucche al pascolo.

Se una di queste fosse viola, quale sarebbe il vostro primo pensiero?

Probabilmente sareste stupite e meravigliate. E una volta tornate a casa, raccontereste a tutti di quello strano incontro.

Ora proviamo a ribaltare la situazione: immaginate di essere una mucca viola in mezzo a un oceano di mucche pezzate e marroni.

Come vi sentireste?

Magari all’inizio non fareste caso ai passanti curiosi che si fermano a fissarvi. Dopo un po’, però, iniziereste a sentirvi a disagio – e forse un po’ stanche di essere sempre considerate “quella diversa”.

E finireste con il desiderare di essere una mucca qualunque.

Ecco, succede esattamente così.

Spesso la nostra P innata fatica ad emergere perché siamo abituate a vivere in un determinato contesto e abbiamo paura di essere considerate strane o fuori posto. La realtà però è che quando ci liberiamo di questa paura e manifestiamo la nostra essenza accade la vera magia: smettiamo di essere anonime e diventiamo improvvisamente visibili e memorabili.

Oggi si parla tanto di unicità, salvo poi conformarsi tutti a uno standard mascherato da anticonformismo.

Ma la verità è che non bisogna sforzarsi per essere davvero unici: basta avere il coraggio di esprimere sé stessi.

Di nuovo: scrivo “basta“ come se fosse semplice… ma quando si tratta di mostrare la propria identità e accettare il rischio di “non piacere”, sono poche le persone che riescono a farlo serenamente una volta superata l’età della ragione. Lo so per esperienza.

Per fortuna, ho un’insegnante di eccezione che ogni giorno mi ricorda che essere una mucca viola e vivere felici è possibile.

Mia figlia.

Dodici anni, idee molto chiare e – soprattutto – una grande personalità.

La sua frase tipo è “ciascuno ha i propri gusti, e a me piace così”.

Molti dei suoi temi in classe finiscono con “comunque, se posso dire la mia…” oppure “se posso permettermi un suggerimento” o ancora “vorrei dire che, da parte mia, …”.

Arrivate alla scuola media, le sue migliori amiche delle elementari hanno tutte scelto di studiare spagnolo. Lei no. Lei voleva studiare il francese, e così è stato.

Se le sue compagne di danza non partecipano uno stage ma lei vuole farlo, allora è certo che lo farà comunque.

Le sue amiche vanno matte per la pizza. Anche lei la mangia volentieri – ma il suo cibo preferito resta la trippa in umido.

Io la osservo ammirata.

E spero che crescendo continui a manifestare la sua quinta P con la stessa forza, e che la sua unicità le indichi la via verso la sua realizzazione.

Perché lavoro costantemente con donne che mi dicono “sai, avrei tanto voluto fare/essere/diventare X ma poi non ho potuto/non me lo hanno permesso/non lo faceva nessuno…” e che hanno nascosto troppo a lungo la propria essenza per paura del giudizio.

Ma quando ci prendiamo cura insieme di questi blocchi ritrovano il senso di direzione che pensavano di aver perduto per sempre.

E riportando alla luce la loro quinta P riescono a costruire progetti meravigliosi partendo da zero, a farsi scegliere dai clienti e a farsi ricordare.

Voi avete mai riflettuto su quale sia il vostro “fattore mucca viola”?
Vi andrebbe di provare insieme a me?

Ho preparato per voi un workbook con domande e spunti che vi aiuteranno a portare alla luce un tratto vostro – e vostro soltanto – da cui ricominciare a manifestare la vostra essenza con tenacia e serenità.

Buona esplorazione!

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