Il potere della cura

Siamo al secondo quadrante del mio Albero della Gratitudine, e dopo gentilezza non ho dubbi che la parola giusta sia cura.

 

Lo scorso Ottobre scrivevo ad un’amica una mail che, tra le altre cose, recitava così: “Ho ricevuto una bellissima, e inaspettata, proposta lavorativa: andare a Fuerteventura la prima settimana di Novembre a cucinare e prendermi cura di 7 donne che faranno lì il loro retreat annuale. Meraviglioso!”

 

La risposta è stata: “La dimensione di “cura” penso che faccia parte di te, forse molto più di quanto non sia stato fino ad ora. Rifletterei sul fatto che possa prendere uno spazio importante nella tua dimensione professionale.”

E così è stato: da quel momento la cura è entrata a far parte della mia vita in modo più consapevole e deciso.

 

Prendersi cura è un concetto a me molto caro.

Per prendersi cura di qualcosa, o di qualcuno, è necessario dedicare tempo, attenzioni, ascolto.

E mettere tanto di se stessi, nel cosa e nel come.

 

Ci sono persone che sono dotate del dono di essere in grado di prendersi cura di un neonato, di una persona anziana, di una pianta, di un animale, e ti tanto altro.

Io, ascoltando i miei desideri, osservando le mie capacità, e ponendo attenzione a ciò che mi faceva stare bene, ho compreso che amo prendermi cura delle donne che lavorano su se stesse.

 

Pensando che, grazie alle mie cure, queste donne possano dedicare maggior tempo e concentrazione a quello che fanno.

E, sempre grazie alle mie cure, alleggeriscano la fatica godendosi solo il bello.

A Fuerteventura sono andata, ed è stata una settimana davvero potente.

Hai presente quando qualcuno descrive il “viaggio della vita” dicendo: “Sono tornata da XX profondamente cambiata”.

 

Ecco, niente di più distante da quello che è successo a me.

Ma come? Ti starai domandando.

 

Ebbene sì, io non sono per nulla cambiata.

Ho semplicemente avuto gli strumenti, il tempo e il modo giusto per ascoltarmi.

E, successivamente, ho agito per portare avanti i messaggi che avevo colto.

Uno di questi è stato proprio l’importanza della cura nella mia vita.

Le giornate di quella settimana avevano un ritmo che mi faceva stare bene.

Mi alzavo al mattino abbastanza presto, e preparavo la colazione per le sette donne del retreat.

Pane caldo, burro, marmellate, biscotti, yoghurt, cereali, frutta, caffè, tisane…

Tante cose buone e colorate, così da appagare la vista oltre al gusto.

Poi sorseggiavo il mio caffè ascoltando il rumore del mare e del vento e attendendo che le mie ospiti si alzassero.

Poi, mentre loro facevano colazione, io uscivo per la spesa.

All’andata passeggiavo sulla spiaggia, a piedi nudi facendomi inebriare dalla potenza dell’oceano; al ritorno passando dal paese.

Era il mio momento di solitudine. Io e i miei pensieri.

Da un lato cercavo di focalizzarmi su quanto stavo imparando, su come mi sentivo, su cosa avrei voluto portare a casa con me.

Dall’altro lato passeggiavo tra gli scaffali del supermercato pensando di portare qualcosa senza glutine per Giorgia; i salatini per Giada, i biscotti burrosi per Ilaria…

Poi, durante la giornata, lavoravo con il gruppo fino al momento in cui mi alzavo per preparare il pranzo e la cena.

In silenzio, con le orecchie tese per ascoltare il più possibile ed imparare.

Intanto le mie mani andavano da sole, consapevoli di quanto stavano creando per le mie sorelle di avventura.

Ed era bellissimo vederle a tavola, affamate e grate per quanto avevo preparato per loro.

Quello che ricordo, sopra ogni altra cosa sono la lentezza di ogni movimento e il benessere da cui mi sentivo pervadere giorno dopo giorno.

 

Non ho mai avuto ansia (nemmeno quando mi sono resa conto che il forno non funzionava e che la metà degli ingredienti che componevano i piatti a cui avevo pensato non erano disponibili!!).

Non mi sono mai sentita stanca (nemmeno alla settima giornata di lavoro incessante dalle sette del mattino alle undici di sera).

 

Mi sono sentita sempre al posto giusto e nel momento giusto.

Fin da quando sono salita sull’aereo a Milano (e chi mi conosce sa quanto io odi volare) e il fato mi ha regalato un volo piatto, leggero, che mi ha fatto arrivare a destinazione ben un’ora in anticipo.

 

Come se la mia strada dovesse essere percorsa senza ulteriori indugi.

E io iniziassi a fare, finalmente, quello per cui sono nata.

Mi sono presa cura delle donne che stavano lavorando su se stesse con passione e determinazione.

E l’ho fatto con la modalità che mi appartiene: calma, rilassata, profonda.

 

Non smetterò mai di essere grata a Giada per avermi scritto in quel pomeriggio di agosto “Vale ma…tu hai da fare dal 1 al 7 Novembre?” e a me per aver accettato e aver fatto di tutto per esserci.

 

Da lì sono successe tantissime cose, e lì ho scoperto il potere della cura.

 

Così, oggi, concentrandomi sul potere che la cura ha per me, voglio farti un dono.

Un percorso gratuito di due settimane in cui, sotto la guida di Giada, ci prenderemo cura del nostro cammino.

 

Ti iscrivi assieme a me?

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